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L’acqua ha memoria: quali risvolti può avere sulle nostre vite?

L'acqua ricorda quel che le accade.

L’acqua ha memoria, diceva Olaf ad Anna ed Elsa in Frozen II.

Voi lo sapevate?

Devo ammettere che l’argomento desta particolarmente la mia curiosità; e anche quella di alcuni scienziati che negli ultimi decenni hanno svolto una quantità considerevole di ricerche sull’acqua e sul suo potenziale. Il loro obiettivo era trovare una soluzione alla scarsa disponibilità di acqua potabile in alcune zone del pianeta, ma i risultati andarono oltre.

Scoprirono che si poteva cambiare il comportamento dell’acqua senza modificarne la composizione chimica, semplicemente riorganizzando la sua composizione molecolare. Questa scoperta può essere estesa ad ogni ambito della vita, a tal punto che, dice Sadhguru:

Se prendo in mano un bicchiere d’acqua, lo guardo in maniera gentile e te lo porgo, il benessere verrà da te;
se lo guardo in maniera astiosa, stanotte ti ammalerai.
Questa non è 
superstizione, questa è scienza.

Ecco riaffiorare alla memoria le parole di mia nonna, che con insistenza mi ripeteva di non bere l’acqua dalle mani di nessuno e di non accettare il cibo dagli sconosciuti. Probabilmente questi insegnamenti, tramandati per generazioni, provengono proprio dalle antiche conoscenze sulla memoria dell’acqua.

Ma scendiamo più in profondità anche noi.

Le ricerche di Masaru Emoto

Una delle ricerche più affascinanti sulla memoria dell’acqua è senza dubbio quella di Masaru Emoto, lo scienziato giapponese dell’acqua che dedicò gran parte delle sue ricerche a comprenderne i misteri.
Masaru mise a punto una tecnica per esaminare al microscopio e fotografare i cristalli che si formano durante il congelamento di diversi tipi d’acqua, a una temperatura di -4º. La prima serie di fotografie fu dedicata all’acqua presente in natura, proveniente da fiumi, laghi, sorgenti e ghiacciai raccolta in giro per il mondo. Alcune acque formavano delle bellissime strutture geometriche, altre invece creavano delle forme poco armoniose. Generalmente, le acque dei luoghi più incontaminati mostravano dei cristalli più definiti, e decisamente più belli.

Masaru decise di approfondire la ricerca e fotografò le acque degli acquedotti di tutto il mondo. L’acqua delle grandi città, che viene trasportata ad alte velocità ed è carica di sostanze chimiche, mostra cristalli amorfi, meno definiti rispetto a quelli dell’acqua presente in natura.

A questo punto la ricerca di Masaru ebbe un risvolto interessante. Dalla seconda serie di fotografie notò che l’acqua proveniente dal rubinetto di Buenos Aires e di altre grandi città dell’America del Sud, nonostante l’alto grado di inquinamento, riesce a formare dei cristalli abbastanza armonici.

Forse lo stress e il malumore delle persone che vivono nelle città riescono a influenzare la cristallizzazione dell’acqua?

L'acqua ci ascolta

Masaru ebbe un’intuizione. Decise di esporre dell’acqua distillata, poiché priva di informazioni memorizzate, al suono della musica classica, a parole piacevoli come Amore e gratitudine, Grazie, e anche a parole brutte come Sciocco, Demonio, Mi fai star male.
L’acqua esposta alla parola Grazie formò cristalli stupendi e perfetti a sei angoli; con la parola Sciocco invece il cristallo si spezzò in mille pezzi.

Le fotografie parlano da sole.

Masaru Emoto foto ai cristalli d'acqua esposti alla musica
Masaru Emoto foto ai cristalli d'acqua esposti alla musica
Masaru Emoto foto ai cristalli d'acqua esposti alle parole
Masaru Emoto foto ai cristalli d'acqua esposti alle parole

Come mai i cristalli si modificano quando suoniamo della musica all’acqua? Perché l’acqua mostra un’immagine totalmente diversa se le parliamo e le mostriamo degli scritti?
Ciò deriva dal fatto che tutto è vibrazione. L’acqua è sensibile alle lunghezze d’onda proprie delle cose e le trasmette così come sono. Anche la parola scritta è un simbolo visibile dei pensieri e dei sentimenti, ed è perciò carica di vibrazione e informazione.

In Giappone si ritiene che le parole abbiano un’anima e che influenzino in maniera molto forte la nostra coscienza. Si dice spesso che è importante usare parole positive perché tutto scorra liscio. Però, fino alla ricerca di Masaru, tale rapporto non era mai stato mostrato in forma visibile.

Se l’acqua ha memoria, quali risvolti può avere sulle nostre vite?

Il linguaggio positivo per la nostra acqua e i nostri figli

Quel che mi chiedo è: queste scoperte possono influire sulla nostra vita?

Sì, se consideriamo che nello stato embrionale l’essere umano è costituito dal 99% d’acqua, che arriva al 70% in età adulta, e diminuisce con l’avanzare dell’età fino ad arrivare a quasi il 50% in prossimità della morte.
Pertanto, seguendo la logica che l’acqua cambia la sua struttura molecolare mantenendo la memoria di quel che le accade, se ci curassimo maggiormente dell’acqua di cui siamo costituiti potremmo giovarne nel corpo e nella mente.

Se volessimo seguire la tradizione indiana:

  • si dovrebbe bere solo acqua che è stata lasciata riposare per tutta la notte in recipienti di rame;
  • si dovrebbe bere acqua a temperature il più possibili vicini alla nostra, massimo 12º in più o in meno dalla nostra temperatura corporea di 36º.
  • non si dovrebbe fare la doccia, bensì il bagno, perché l’acqua che esce dalle tubature ha seguito un percorso talmente accidentato che risulta tossica per la nostra pelle.

Sono sicuramente abitudini un po’ complicate da inserire nella nostra quotidianità, ma potremmo iniziare dalle parole. Se pronunciamo parole buone queste influiscono positivamente sulla nostra composizione d’acqua, cioè sul nostro 70%, e sul 70%  delle persone a cui ci rivolgiamo, magari proprio i nostri figli.

È più o meno il principio che sta alla base del linguaggio positivo, ma in chiave scientifica. Le parole e le intenzioni che poniamo nei confronti del bambino dovrebbero focalizzarsi sugli aspetti positivi. In che modo?
Tramutando il rimprovero in lode: “Sei disordinato” può ad esempio trasformarsi in “So che sei capace di riordinare”.
Così “Non fare rumore” diventa “Facciamo il gioco in silenzio”.
E “Non toccare” si trasforma in “Fermiamoci ad osservare”.

A tal riguardo, vi consiglio di leggere l’articolo sulla Disciplina positiva 

Siete scettici? Anche mio marito, ma dire qualche parola positiva in più non può certo farci male!

Io nel frattempo continuerò ad approfondire l’argomento.
Seguici su Instagram @genitoriallafrutta per rimanere aggiornato sugli ultimi articoli.

Buona vita
Noe

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