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Sono arrivati i terribili due? Come interpretare i capricci.

I consigli di Eva Ragnoli, psicologa perinatale, sull’arrivo dei capricci con i terribili due.

Si butta a terra e inizia a scalciare? Piange nel bel mezzo di un bar gremito di gente? Grida apparentemente senza senso? Ma dov’è finito quell’angioletto del mio bambino tutto sorrisi e gorgheggi?

Benvenuti capricci! 

Capricci. Capirci.

I capricci sono l’incubo di ogni genitore: arrivano sempre nel momento meno opportuno, spesso non se ne comprende il motivo e generano altissimi livelli di stress, sia per il bambino che per mamma e papà.

Non temete, c’è un motivo, un Signor Motivo!

Sta avvenendo una prima, importantissima, fase di distacco dal caregiver, ovvero dalla figura che finora si è presa cura del bambino e con la quale egli ha stabilito una relazione di attaccamento. Questa è la famosa fase dei terribili due: arriva tra i 18 mesi e i 3 anni ed è l’età in cui entra fisiologicamente in una fase critica, che durerà per qualche tempo.

È una fase di crescita, critica soprattutto per i genitori, del tutto normale. Rientra tra le tappe evolutive obbligate che conducono all’indipendenza, e coincidono con un’importante presa di coscienza del bambino: la scoperta di essere un individuo separato dalla madre e di avere una propria personalità e dei desideri propri.

Il bambino utilizza gli strumenti che possiede

Se ci fermiamo a riflettere, un bambino di due anni non ha ancora un linguaggio articolato, né tanto meno capacità metacognitive. L’unico strumento a cui fa affidamento per relazionarsi e conoscere il mondo è il suo corpo: picchia, morde, abbraccia, pesta i piedi, accarezza, coccola.

Il bambino è immerso in un mondo per lui totalmente fluttuante e magico, in cui tutto si basa su IO, MIO, NO! e, forte di una maggiore autonomia acquisita, inizia a mettere alla prova se stesso e gli altri, a confrontarsi con il mondo che lo circonda.

Attraverso questi comportamenti, che sono come una spinta innata del tutto equivalente a quella che lo porta ad alzarsi, gattonare, camminare e così via, il bambino sta affermando il suo desiderio di indipendenza. Lui stesso è però incerto in questa nuova veste, di questo modo nuovo in cui sente e vive le emozioni, pertanto tende a ritornare al nido (verso il caregiver) e alla relazione esclusiva per riconquistare la sicurezza che gli permette di andare nuovamente verso l’esplorazione del mondo e di se stesso. 

Per poter padroneggiare questo nuovo strumento il bambino ha bisogno di un lungo periodo di prove, tentativi e ripetizioni per desumere le precise regole e comprendere il confine di sicurezza che gli permetterà di sviluppare se stesso in autonomia e serenità.

Il bambino diventa attore della propria vita

Questi comportamenti, spesso incomprensibili agli occhi degli adulti, fanno sentire i genitori inadeguati, incapaci, frustrati perché improvvisamente non riconoscono più il loro bambino e subentra dunque anche la preoccupazione di come poterlo gestire perché restano tarati sul vecchio schema, ovvero quello di provvedere ai bisogni primari del bambino: mangiare, dormire, la cura igienica, ecc…ma il bambino in questo contenitore così stretto non ci sta più!

Egli si sta affacciando al mondo, è sempre più padrone del suo movimento e sta verificando che il linguaggio, benché con poche parole, ha una portata sociale. Il bambino chiede di esprimersi, di essere attore e non più spettatore della costruzione del suo percorso esistenziale.
Fateci caso, tantissime volte i bambini ci dicono: Mamma, papà, guardatemi!. Ed è proprio un: Guarda me, io Esisto, io sono competente, io ci sono.

bambino che piange con un secchiello in mano

Che fare davanti ai terribili due e ai capricci?

Molto spesso i bambini a questa età non capiscono ancora cosa desiderano o non sanno esprimere i loro bisogni, tendono ad agirli anziché verbalizzarli. Di conseguenza, quando non sono compresi, si stizziscono e si arrabbiano.

Da parte nostra, possiamo solo imparate ad accettarli e capirli. Fanno comunque parte integrante di ogni infanzia sana. Vedeteli come qualcosa di importante per vostro figlio, perché gli danno la possibilità di sfogare la sua rabbia. Non li criticate, piuttosto, impegnatevi ad trovare un modo che vi si dica per mantenere la calma. Sostenetelo nella sua angoscia. Non fate della sua rabbia la vostra, ma fategli capire che vi siete accorti del suo disagio e che ci tenete a lui.

E se il capriccio supera il punto di non ritorno, abbracciatelo e portatelo in un luogo calmo e sicuro; non tentate di fermarlo facendo ragionare il bimbo. Solo quando si sarà calmato, aprite gentilmente il dialogo e siate pronti a comprendere le sue reazioni.

Se volete approfondire l’argomento leggete: Urla e capricci: quattro mosse per evitare la crisi

Eva Ragnoli: psicologa perinatale, offre consulenze personalizzate per gestire la fase dei terribili due e dei capricci. Potete contattarla tramite la pagina Facebook e Instagram. Per conoscerla più da vicino, leggete I consigli di una psicologa ai neogenitori: Eva Ragnoli

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